La Gallura

La Gallura è una regione storica e geografica della Sardegna. Comprende la parte nord-orientale dell’isola, dal fiume Coghinas a Monte Nieddu a San Teodoro, mantenendo quale limite meridionale il massiccio del Limbara, e include la Costa Smeralda.

Il territorio

Il territorio è oggi compreso nella nuova provincia di Olbia-Tempio (di cui costituisce la parte centrale e più importante) e in parte limitata in provincia di Sassari, mentre in precedenza era compreso prevalentemente nella provincia di Sassari e in minima parte in quella di Nuoro. Il toponimo deriverebbe dall’ebraico galil, “paese d’altura” a volerne sottolineare la natura prevalentemente montuosa, specie se paragonata a quella pianeggiante o collinare del confinante Logudoro. Anticamente riportata come Gallul, Gallula e poi Gallura. Ricca di roccia granitica levigata dal vento e dal mare, specie sulle coste, sculture naturali di forme bizzarre come quella dell’Orso nei pressi di Palau, conferiscono alla Gallura un un aspetto assai originale, molto simile a quello del sud della Corsica. L’interno invece ha un’aspetto differente, più riparato dai venti è caratterizzato da imponenti affioramenti granitici e boschi di quercie e sughere la cui lavorazione costituisce una delle principali attività produttive.

La Gallura storica comprende 24 comuni di cui 21 in Provincia di Olbia-Tempio e 3 in Provincia di Sassari: Tempio Pausania, Olbia, La Maddalena, Arzachena, Calangianus, Luras, Aggius, Bortigiadas, Santa Teresa Gallura, Luogosanto, Palau, Aglientu, Trinità d’Agultu e Vignola, Telti, Golfo Aranci, Santa Maria Coghinas(SS), Badesi, Viddalba (SS), Sant’Antonio di Gallura, Loiri Porto San Paolo, San Teodoro, Budoni, Erula(SS) e Padru.

Storia

L’attuale Gallura è stata popolata da genti corse fin dall’antichità preromana. In epoca romana la città di fondazione punica di Olbia assume notevole importanza essendo il porto maggiormente vicino alla penisola, collegato a Calares e Turris Lybissonis. Dopo il decadimento di Olbia a seguito delle incursioni dei vandali dal 594 ha una sede vescovile a Phausiana per iniziativa del papa Gregorio Magno, poi sostituita da quella di Civita. La Gallura ha costituito nel medioevo un giudicato autonomo con capitale Civita (l’odierna Olbia), tra i quattro in cui era divisa l’isola, esteso a comprendere le Baronie e parte dell’attuale Nuorese. In periodo tardo medioevale e aragonese all’abbandono di Civita (che diviene Terranova) e allo spopolamento delle coste oppresse dalle incursioni piratesche arabe corrisponde un maggiore sviluppo delle zone interne e della città di Tempio. Tra il Cinquecento e il Settecento la crescita delle immigrazioni dalla Corsica (peraltro costanti dall’antichità) ne hanno condizionato il peculiare carattere che riflette ancora notevoli specificità rispetto al resto della Sardegna e danno luogo al consolidarsi del dialetto gallurese e alla cultura degli stazzi. Nel 1839 la sede vescovile viene trasferita a Tempio che nello stesso periodo era stata elevata al rango di città (1836) e di capoluogo di provincia (dal 1807 al 1821 e dal 1833 al 1859). Con la fine dell’ottocento e il 20° secolo con il miglioramento dei collegamenti e lo sviluppo turistico si è invertita la tendenza insediativa a favore della fascia costiera (in particolare nel settore compreso tra Santa Teresa, la Costa Smeralda e San Teodoro) e della città di Olbia. La Gallura presenta il più elevato reddito pro-capite della Sardegna.

Linguistica

In Gallura si parlano essenzialmente due lingue: il gallurese, dialetto di chiara origine còrsa e il sardo logudorese nella varietà settentrionale, che ha comunque assimilato parte del lessico corso e gallurese adattandolo alla struttura della lingua sarda. In termini di distribuzione geografica il gallurese, originatosi nell’Alta Gallura, è parlato in quasi tutta la Gallura (da Viddalba a San Teodoro, fatta eccezione per i centri di Olbia e di Luras, nonchè di parte dell’agro di Golfo Aranci) mentre il logudorese – che fino al 1400 era diffuso in tutta la Gallura e nella cui lingua venivano redatti i documenti dei governi giudicali – è tuttora diffuso a macchia di leopardo: Olbia, Luras, parte dell’agro di Golfo Aranci, Padru, Budoni. Alla Maddalena più propriamente si parla l’isulanu, una variante del Corso molto prossima a quello parlato nell’entroterra di Bonifacio (Cossu suttaninu). Ad Aggius si parla un gallurese particolare, che ha assunto influenze sassaresi nella pronuncia, mentre Bortigiadas è ora galluresofono, ma fino a metà del secolo scorso il suo idioma era un logudorese fortemente corrotto dal gallurese.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gallura

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